martedì - 19 Gennaio - 2021

Leucemia fulminante: è di un italiano la chemioterapia rapida che guarisce in 9 casi su 10

Una nuova cura per la leucemia fulminante dà speranza a 9 pazienti su 10. Il trattamento è stato ideato da Francesco Lo Coco, professore di ematologia a Roma

Ricerca italiana premiata a livello europeo . Il professor Francesco Lo Coco, nato nel 1955, professore di ematologia all’Università di Roma Tor Vergata, ha ricevuto il premio José Carreras, premio per l’ematologia assegnato al Congresso della Società europea di ematologia-Eha.  E’ suo il merito per aver ideato una chemioterapia rapida per salvarsi dalla leucemia fulminante in 9 casi su 10.

La procedura introdotta da Lo Coco e dalla sua legge consente la guarigione nel 90% dei casi senza ricorrere alla chemioterapia tradizionale. Il trattamento combina acido retinoico e triossido di arsenico, una miscela che colpisce le cellule tumorali ma salva la salute .

Scopriamo di più insieme.

Leucemia fulminante: che cos’è

La leucemia fulminante è nota in campo medico con il termine leucemia acuta promielocitica . È un sottotipo di leucemia mieloide acuta ed è il più aggressivo del cancro del sangue. La leucemia mieloide acuta è un tumore causato dalla moltiplicazione incontrollata di una delle cellule immature presenti nel midollo osseo. A differenza di altri tumori, la leucemia mieloide acuta si sviluppa molto rapidamente: per questo si definisce “acuta”.
La leucemia mieloide acuta è la seconda leucemia più diffusa (rappresenta circa il 26% del totale) e si stima che colpisca ogni anno in Italia circa 2.100 persone. Colpisce soprattutto gli anziani (sopra i 60 anni) ma può svilupparsi anche nei bambini. Si tratta di una neoplasia caratterizzata da un aumentata proliferazione di granulociti ovvero i precursori dei globuli bianchi. La cellula malata è la cellula staminale, che, pur neoplastica conserva le sue capacità di differenziarsi e maturare.

All’esordio, in fase acuta, i sintomi si presentano sotto forma di affaticabilità, disturbi addominali, senso di sazietà precoce provocato dal rigonfiamento della milza.

La malattia si manifesta improvvisamente (da qui il nome del fulminante). Può verificarsi sotto forma di forte sanguinamento a causa della diminuzione del volume delle piastrine e della mancanza di coagulazione del sangue. Finora, tra il dieci e il venti percento dei pazienti va in contro a sanguinamenti che risulteranno fatali e che li porterà alla morte, ad esempio, a livello cerebrale, anche prima di diagnosticare la leucemia.

La malattia è piuttosto rara. Circa 150 persone in un anno di solito tra 35 e 40 anni, sono colpite in Italia

Il farmaco per la leucemia fulminante del professor Lo Coco

La cura del professor Lo Coco è una speranza per molte persone. Fino ad alcuni anni fa, le possibilità di sopravvivenza erano del 40% . Una percentuale ora più che raddoppiata.

« La leucemia promielocitica – ha spiegato Lo Coco – ha origine da una crescita incontrollata di promielociti, precursore dei globuli bianchi .Invece di diventare grandi come accade di solito nel midollo osseo, queste cellule si accumulano in una forma modificata con conseguente anemia e sanguinamento frequente. La malattia può manifestarsi improvvisamente e spesso ha un decorso aggressivo, a volte aggressivo a causa del grave sanguinamento interno: senza una diagnosi tempestiva e accurata e in assenza di terapie adeguate, questo tumore può anche essere fatale in poche ore o in pochi giorni ” .

Grazie alla scoperta del professore e di tutti coloro che hanno sostenuto il suo progetto e la ricerca, la speranza di sopravvivere è aumentata talmente tanto da riuscire a salvare 9 persone su 10 . Innanzitutto, il trattamento di Lo Coco era una combinazione di acido retinoico, un derivato di vitamina A e chemioterapia. La velocità era già del 70-80% più efficace della normale chemio.

La svolta finale eliminazione della semplice chemio per lasciare il posto al triossido di arsenico. “Ora abbiamo raggiunto oltre il 90%  di sopravvivenza senza chemio“, spiega il professore.

Le sostanze utilizzate funzionano in modo complementareIl triossido di arsina riduce la morte cellulare delle cellule cancerogene (chiamata apoptosi). Allo stesso tempo, l’acido retinoico completa il percorso di differenziazione cellulare dei  promielociti dei, precursori dei globuli bianchi

“Siamo riusciti a stabilire un nuovo metodo terapeutico che ha già ottenuto approvazione dagli Stati Uniti e l’UE, della FDA ed EMA,  ” .

Premio di riconoscenza

La ricerca di Lo Coco e del suo team che ha introdotto la nuova cura per la leucemia fulminante è stata pubblicata nel 2013 sul New England Journal of Medicine. Oggi quella ricerca riceve il José Carreras Award, istituito nel 1999 e voluto dal tenore spagnolo di cui porta il nome. Lo stesso Carreras si è ammalato di leucemia nel 1987 e sottoposto a trapianto di midollo osseo l’anno successivo.

Decise quindi di assegnare il riconoscimento per premiare i successi dell’ematologia moderna.

«Accolgo con onore questo riconoscimento – ha commentato Lo Coco – come una nuova e prestigiosa conferma del valore dell’ematologia italiana: per produzione scientifica siamo primi nel Paese, secondi nel mondo dietro agli Stati Uniti, e negli anni siamo stati premiati a livello internazionale con grande continuità»

Un appello per la ricerca italiana

Il riconoscimento al ricercatore italiano è anche l’occasione per fare il punto sullo stato del mondo medico e scientifico in Italia. Un’eccellenza da stimolare e finanziare, come forse non è ancora stato fatto finora:

«In Italia – commenta Lo Coco – pare che tutti ne siano consapevoli. Tutti lo dicono, e tuttavia nessuno vara provvedimenti volti a canalizzare i rivoli di microfinanziamenti secondo logiche di merito decise da una regia coordinata».

Il professore ricorda la propria esperienza all’estero, come caso purtroppo raro di chi ritorna in Italia per far fruttare la ricerca scientifica nazionale:

«Nella mia carriera ho fatto un’importante esperienza all’estero. Per 2 anni mi sono formato alla Columbia University di New York. Pur avendo la possibilità di fermarmi negli States, sentivo che avrei potuto fare carriera e buona ricerca anche in Italia. Così è stato, anche se gli sforzi necessari a emergere furono di gran lunga maggiori di quelli che avrei dovuto fare negli Usa. Non mi riferisco alla quantità di lavoro, ma allo spreco di energie che ci costa la lotta contro stupidi legacci burocratici, penuria di mezzi e mancanza di organizzazione».

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