giovedì - 26 Novembre - 2020

Aspirina dimezza rischio di morire per COVID nei pazienti ricoverati: “Nuove speranze, cauto ottimismo”

Covid e la lotta per sconfiggerlo: ricercatori di tutto il mondo sono alla continua ricerca di farmaci che possano bloccare o alleggerire le conseguenze devastanti della malattia. Da un team di medici ricercatori americani, giunge la notizia che riempie il cuoredi speranza.

Come riferisce Fanpage. ‘mettendo a confronto le cartelle cliniche di centinaia di pazienti ricoverati per COVID-19, l’infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2, un team di ricerca americano guidato da scienziati dell’Università del Maryland ha rilevato che l’uso abituale di aspirina ha ridotto in modo significativo il rischio di finire in terapia intensiva e di morire’. I risultati parlano chiaramente ma è richiesto “cauto ottimismo”.

Asprina alleata del Covid

L’aspirina potrebbe essere una preziosissima arma per prevenire le complicanze della COVID-19 (l’infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2) e abbattere il rischio di morire per essa. Lo suggerisce uno studio nel quale è stato determinato che i consumatori abituali di aspirina – nome comune dell’acido acetilsalicilico – ricoverati in ospedale per COVID-19 non solo avevano meno probabilità di aver bisogno di un ventilatore meccanico per supportare la respirazione, ma anche di finire nel reparto di terapia intensiva.

L’aspirina, quella presa in esame dal team americano, è la comune pillola effervescente che utilizziamo molto di frequente. Il composto trova impiego solo, o associato ad altri principi e a moderatori degli effetti collaterali come analgesico per dolori lievi, come antipiretico (per ridurre la febbre) e come antinfiammatorio. È classificato come farmaco antiaggregante; per il suo effetto fluidificante sul sangue, è utilizzato a piccole dosi e a lungo termine contro gli attacchi cardiaci sia in via preventiva, sia come terapia antiaggregante a seguito di evento ischemico non emorragico di non particolare gravità.

L’aspirina viene prescritta normalmente nei pazienti che hanno avuto un evento cardio-cerebrovascolare (come un infarto o un ictus), per prevenire che si verifichi un nuovo episodio; è infatti ben nota l’azione anticoagulante dell’acido acetilsalicilico, prescritto anche a chi è a rischio di sviluppare condizioni cardiovascolari. Normalmente il dosaggio giornaliero di aspirina, per questa classe di pazienti, è di circa 81 milligrammi, come indicato nel comunicato stampa dell’ateneo americano. I pazienti con COVID-19 assumevano abitualmente aspirina proprio per il trattamento delle condizioni cardiovascolari. Dopo aver tenuto conto di numerosi fattori di rischio noti come età, indice di massa corporea, ipertensione e altri ancora, mettendo a confronto le cartelle cliniche di tutti i pazienti è stato determinato che l’uso abituale di aspirina riduceva del 44 percento il rischio di ventilazione meccanica; del 43 percento il rischio di finire in terapia intensiva e del 47 percento di morire a causa della COVID-19. La ragione potrebbe risiedere nel fatto che l’infezione da coronavirus può scatenare gravi eventi trombotici, come dimostrato da uno studio italiano guidato da scienziati dell’Università di Milano Bicocca, pertanto l’uso abituale di aspirina potrebbe prevenirli mantenendo il sangue più fluido.

I risultati dello studio americano sono particolarmente significativi, considerando anche costo e diffusione dell’aspirina, tuttavia vanno presi con molta cautela, come sottolineano gli stessi autori della ricerca. Del resto si è trattato di un “semplice” studio osservazionale, che dunque non mette in evidenza rapporti di causa-effetto tra assunzione di aspirina e riduzione della mortalità. Sarà dunque necessario indagare con studi scientifici più approfonditi, senza comunque sminuire la portata della scoperta. “Questa è una scoperta cruciale che deve essere confermata attraverso uno studio clinico randomizzato. Se la nostra scoperta fosse confermata, renderebbe l’aspirina il primo farmaco da banco ampiamente disponibile per ridurre la mortalità nei pazienti COVID-19”, ha dichiarato l’autore principale dello studio.

Come affermato da Chow e colleghi, l’uso quotidiano di aspirina – un farmaco analgesico e antiinfiammatorio non steroideo – può aumentare il rischio di emorragie maggiori e ulcere, effetti collaterali noti per l’acido acetilsalicilico, pertanto si deve sempre e comunque consultare il proprio medico curante, prima di prendere iniziative che potrebbero mettere a rischio la salute. I dettagli della ricerca “Aspirin Use is Associated with Decreased Mechanical Ventilation, ICU Admission, and In-Hospital Mortality in Hospitalized Patients with COVID-19” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Anesthesia & Analgesia.

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