martedì - 20 Ottobre - 2020

Giallo delitto Loris: continua l’orrore per quello che è stato trovato su un altro cellulare di Veronica Panarello

Ancora giallo sull’uccisione di Loris Stival, ucciso dalla sua stessa madre Veronica Panarello che ancora si dichiara innocente. Emergono nuove indizi inquietanti da un altro cellulare della giovane donna.


Immagine: Screen shot You Tube

L’ orrore non è mai finito…continuano ad emergere dettagli macabri sullomicidio di Loris Stival, il bambino di Santa Camerina strangolato e buttato in un canalone da Veronica Panarello, sua madre.

Veronica Panarello si professa innocente e continua ad accusare suo suocero  Andrea Stival, padre del marito Davide, che però è stato scagionato da qualsiasi accusa. Sono state rivelate le 194  pagine di accusa dove sono state trasferite tutte le testimonianze e dettagli macabri della triste vicenda.

Sono però spuntati nuovi indizi su un cellulare posseduto dalla donna, e controllando la cronologia del cellulare, gli inquirenti hanno ricevuto altre nuove informazioni su di lei.

Le ultime ricerche su internet che lei ha fatto con quel cellulare sono state: ” Bimba non si sente bene, la baby sitter la picchia a sangue” oppure “ Modica, perde il figlio che ha in grembo – momenti di tensione al maggiore”.

A queste ricerche un pò assurde fatte dalla donna, si aggiungono ulteriori bugie che lei abbia detto parlando con il marito tramite quest’ultimo telefonino:  telefonate che sono state rintracciate e riascoltate. Si tratta di una telefonata che vede protagonista Veronica Panarello e che la stessa avrebbe fatto al marito Davide poche ore dopo la sparizione del figlio, prima che il suo cadavere venisse trovato nel canalone. “Davide? Mi sono ricordata una cosa, 4 tunisini hanno insulto Lorys chiamandolo sporco italiano e gli hanno sputato”, avrebbe detto, come riporta anche il Quotidiano di Ragusa nell’edizione online.

Mi sono ricordata che una settimana fa, quando ho portato Loris a Taekwondo, sono passati quattro ragazzi, uno più piccolo e gli altri più grandi e hanno iniziato a insultarlo, mi ricordo”, dice al marito in dialetto. Secondo il suo racconto, avrebbe abbassato il finestrino perchè il piccolo era sceso dall’auto, assistendo agli insulti da parte di quelli che lei definisce “quattro tunisini”. “Se li vedo li riconosco”, aveva proseguito in quella telefonata choc. Una versione, questa, mai emersa dalle indagini.

Ma non solo. Si sono aggiunte nel corso del tempo numerose testimonianze di compagni di Loris che inizialmente non hanno voluto depositare la loro versione dei fatti.

Il rapporto tra madre e figlio era stato da sempre burrascoso. Prima ancora che avvenisse il tragico omicidio, i compagni di Loris pensavano che la mamma fosse “una pazza”, come più volte definita.

Molti genitori dei compagni di classe hanno infatti rilasciato alcune testimonianze, dichiarando di come la madre più di una volta lo abbia insultato davanti a tutti, davanti alla scuola o ai giardinetti.

Una delle dichiarazioni fatte dalla mamma da un compagno di giochi del piccolo Loris recita:

“Mio figlio mi ha riferito che Loris non vuole stare a casa con sua madre”. Evidenziando di aspettare il padre, perché lei era solita insultarlo e prenderlo a schiaffi quando il padre non c’era. Un bambino che trovava tanto calore e amore solo tra le braccia del suo papà, Davide Stival.

Anche i vicini sapevano che c’era ostio tra madre e figlio e spesso sentivano le urla isteriche di questa donna, accompagnate da oggetti scaraventati a terra volontariamente.

Veronica Panarello è ora pronta ad affrontare il terzo ed ultimo grado di giudizio, dopo la presentazione del ricorso in Cassazione da parte del suo avvocato difensore Francesco Villardita. Per il delitto di Lorys, la donna non ha mai ammesso le sue responsabilità e sarà ora la Cassazione a dover prendere l’ultima decisione sul caso e sulla posizione della giovane madre di Santa Croce Camerina.

Per il delitto di Lorys, avvenuto la mattina del 29 novembre 2014, la madre Veronica Panarello è stata condannata in primo e secondo grado a 30 anni di reclusione, giudicata con il rito abbreviato.

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