lunedì - 26 Ottobre - 2020

Ecco quando arriverà nelle tasche degli italiani il contributo mensile di 200 euro a figlio

Finalmente arrivano dati ufficiali sulla imminente manovra di bilancio: tra le tante indicazioni, fornite dalla lettura della Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza (Nadef) già approvata dal Consiglio dei ministri, è stato possibile individuare gli interventi cardine che il Governo metterà  in atto a breve.

L’idea sarebbe più o meno questa: le risorse arriverebbero principalmente da un aumento del deficit e dall’accesso al Recovery Fund, ma il Governo ha intenzione di attivare anche una serie di altre misure trasversali, tra cui il contrasto all’evasione attraverso un minor uso del contante, la cancellazione di sussidi ambientali ritenuti dannosi e “la rimodulazione di alcuni fondi di investimento e l’avvio di un programma di revisione e riqualificazione della spesa della pubblica amministrazione”.

Ma molti italiani si chiedono: quando arriveranno, nelle tasche dei genitori, i soldi del bonus figli, conosciuto con il termine Family Act?

L’assegno universale è, di fatto, un riordino e una semplificazione di tutte le misure di sostegno economico per i genitori con figli a carico. Verrà corrisposto mensilmente a partire dal settimo mese di gravidanza e fino al 18esimo anno di età per ogni figlio. Per i figli disabili il limite dei 18 anni viene superato.

Il provvedimento, di cui abbiamo già parlato in precedenza (consulta qui l’articolo originale) garantisce un contributo mensile fino a 200 euro a figlio,  che sarà calcolato in base all’Isee e che sostituirebbe tutti i bonus fino ad ora ancora attivi.

Il provvedimento necessiterebbe l’impiego di almeno 6 miliardi. Tuttavia sembra proprio che la misura dovrà aspettare ancora: lo stallo al Senato e la necessità di ulteriori risorse per esser applicata porterebbero a un inevitabile slittamento della misura. Quelle risorse, infatti, al momento non ci sono. Si prevede, nella migliore delle ipotesi, un’applicazione della misura a metà anno, ma si tratta, appunto, di un’ipotesi ottimistica (l’assegno potrebbe slittare addirittura al 2022).

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