Virologo Silvestri: “Coronavirus in ritirata dall’Italia ma ecco quando potrebbe arrivare la seconda ondata”



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Il virologo Guido Silvestri della Emory University di Atlanta ha deciso di fare chiarezza sul Coronavirus per informare gli italiani su cosa aspettarsi: “La ritirata del Coronavirus continua imperterrita. Siamo al trentacinquesimo giorno consecutivo in cui cala il numero totale dei ricoveri in terapia intensiva. Da 808 a 775, quindi di 33 unità, e siamo ormai al 19% del valore di picco“.

Comincia con una carica di ottimismo sull’emergenza Coronavirus nel nostro Paese il lungo post pubblicato su Facebook da Guido Silvestri, virologo originario di Senigallia ma da anni impegnato presso la Emory University di Atlanta, Stati Uniti, in cui fa il punto della situazione dell’epidemia a due settimane dall’inizio della fase 2 e dall’allentamento delle misure di contenimento del virus.

Ieri – commentando gli ultimi bollettini della Protezione civile – il numero dei morti (153) è stato il più basso da oltre due mesi, ed anche questa è una bella notizia. Quindi per ora nessun segno del temuto aumento dei malati che sarebbe seguito alla riapertura del 4 maggio. Naturalmente qualcuno dirà che 13 giorni sono pochi, che bisogna aspettare un’altra settimana, o un mese, o tre mesi, e poi tranquilli che arriverà la catastrofe. Io dico solo, basandomi sui dati, che se il 97.5% dei casi di Covid-19 sviluppa la malattia entro 11.5 giorni dal contagio si sarebbe già dovuto osservare un certo cambiamento della curva. Comunque vedremo nei prossimi giorni, sperando che si discuta di dati e non di fantasie”.

Le parole di Silvestri da non dimenticare sulla pandemia

Silvestri è passato poi ad analizzare le dieci lezioni che si dovrebbero aver imparato con l’emergenza Coronavirus.

Investire sulla scienza “non solo quando ce la facciamo addosso per un nuovo virus, ma anche quando tutto sembra andare bene“;

Sostenere la sanità pubblica: “L’altro pilastro contro una pandemia sono gli operatori sanitari: medici, infermieri, biologi, tecnici di laboratorio, e tutti quanti.

Ricordiamoci delle malattie infettive che pongono delle sfide uniche al servizio sanitari per due caratteristiche fondamentali: arrivano ad ondate (creando il funesto “sovraccarico ospedaliero”) e contagiano il personale. Per questo richiedono una infrastruttura specifica e dedicata, che va create e mantenuta“.

Infine, un accenno alla seconda possibile ondata dell’epidemia: “Dobbiamo essere pronti a una nuova ondata di Covid-19. Per questo occorre una struttura sanitaria strategica di riserva che consenta – se necessario ed in tempi rapidissimi – di attivare nel territorio fino a 10.000 posti letto di terapia intensiva in isolamento (2.5 volte il picco di ricoveri in terapia intensive per COVID-19 nel marzo scorso), con immediata disponibilità di personale, apparecchiature, etc”. Inoltre, “senza monitoraggio le chances di andare a sbattere di nuovo aumenteranno moltissimo”