Coronavirus: dall’inizio della pandemia lo Stato ha fatturato 150 milioni per multe e 436 mila verbali


Anche se gli italiani sono stati diligenti, in questo periodo di lockdown, sono fioccati comunque 436 mila verbali, per un incasso di 150 milioni.

Il Viminale ha così diffuso i dati dei controlli: sono state fermate da inizio Marzo fino ad oggi, 14 milioni di persone e molte di loro erano dei trasgressori.

I dati del Ministero degli Interni

Il ministero dell’Interno ha diffuso i dati sul numero dei controlli e le sanzioni effettuate. Si tratta di quasi 14 milioni di cittadini interrogati da polizia e vigili e di questi 436 mila hanno subito una sanzione amministrativa.

Un report del Viminale – si legge sul Giornale – certifica che dall’11 marzo all’11 maggio sono stati controllati quasi 14 milioni di italiani (13.877.487 per l’esattezza). In sostanza un italiano su quattro è stato fermato da forze dell’ordine o vigili. Sono stati sanzionati in 321.255, altre 115mila persone sono state denunciate per non osservanza di provvedimenti amministrativi. Poi ci sono gli esercizi commerciali. Ne sono stati controllati 5.362.460, sanzionati 9.179, mentre oltre 1500 sono stati fatti chiudere dalle forze dell’ordine sempre per il mancato rispetto delle misure di contenimento.

Vogliamo ricordare che le multe nel periodo di lockdown vanno pagate indipendentemente dal proprio reddito o dalla propria situazione finanziaria.

Gli italiani si “sono fatti beccare” dalle Forze dell’Ordine per dei futili motivi: andare a trovare un parente nonostante il divieto, uscire con il cane oltre il limite imposto, fare sport o passeggiate non permesse, uscire dal proprio comune di residenza.

C’è chi è stato multato mentre si recava all’obitorio per dare l’ultimo saluto al fratello deceduto, e chi si è visto sanzionare perché conduceva un gregge di pecore senza mascherina; chi è stato rincorso dai droni perché correva sulla spiaggia o sull’Appia antica, o chi ha dovuto sborsare centinaia di euro perché i controllori in divisa avevano ritenuto «non sufficiente da giustificare un’uscita di casa» una spesa effettuata al supermercato. C’è chi ha pagato senza fiatare, e chi farà ricorso. Questa la realtà vissuta in questi mesi che ha fatto intascare allo Stato 150 milioni.

Parola all’avvocato

Ma quanto è giusto essere stati multati?

L’avvocato Mauro Sandri afferma: «L’articolo 16 della Costituzione prevede che le restrizioni al diritto di circolazione possono essere approvate unicamente per legge e, quindi, non mediante un DPCM, come è ripetutamente avvenuto. Inoltre, tali restrizioni appaiono illegittime rispetto alla normativa costituzionale, vedi gli articoli 2, 3, 4, 13, 16, 17, 19, 32, 33, 34, 35, 41 e 117».

Attualmente sono in preparazione dei ricorsi collettivi, ai quali chiunque può aderire andando sul sito coronavirusclassaction.blogspot.com. «Per le sanzioni causate dalle uscite non autorizzate, ci si rivolge al Prefetto o al giudice di pace e poi si prosegue con un iter civilistico fino alla Corte europea – spiega il legale – Per gli imprenditori si va dinnanzi ai giudici del Tar, poi al Consiglio di Stato e infine alla Corte europea. I tempi stimati? C’è un imbuto di un paio di anni e le spese non sono elevate, perché essendo cause collettive l’importo viene spalmato».