domenica - 3 Ottobre - 2021

Veronica Panarello in Aula: “Voglio parlare di mio suocero, era con me e alcuni lo sanno”

Veronica Panarello in Aula: “Ho avuto il covid ma voglio parlare, mio suocero era con me”

Veronica Panarello è la donna accusata per l’uccisione di suo figlio e protagonista del delitto di Santa Croce Camerina, commesso il 29 novembre 2014 nel comune di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, che ha visto coinvolto Lorys Andrea Stival, un bambino di 8 anni nato il 18 giugno 2006.

L’unica imputata del reato di omicidio e occultamento di cadavere è la madre del bambino, Veronica Panarello che si era dichiarata innocente. Veronica Panarello è stata ritenuta colpevole dell’omicidio e condannata a trent’anni di carcere.

Nel 2015 la donna aveva fornito una nuova versione secondo la quale, mentre lei era occupata a lavare i panni in bagno, il figlio, giocando con le fascette, se le sarebbe strette al collo e senza accorgersene si sarebbe “autostrangolato”. Avendo sentito le urla, la madre, secondo la nuova versione, avrebbe tentato di soccorrere il figlio quando era troppo tardi. Temendo la reazione da parte del marito Davide Stival, avrebbe caricato il figlio morto in macchina, lo avrebbe gettato nel canalone del Mulino Vecchio e poi avrebbe nascosto lo zainetto.

Nel 2016 Veronica Panarello fornisce un’ulteriore versione su quanto accaduto, Lorys sarebbe stato ucciso dal nonno paterno, con il quale lei riferì di aver intrattenuto una relazione. Secondo questa versione il figlio avrebbe scoperto la relazione clandestina tra la madre e il nonno, dunque per questo sarebbe stato ucciso da quest’ultimo, per strangolamento con un cavo. Il nonno paterno di Lorys ha respinto tutte le accuse definendole come calunnie e annunciando querela contro la madre

La donna condannata per aver ucciso il figlio Lorys Stival, di nuovo in Tribunale torna a parlare del suocero, affermando che anche lui è complice dell’omicidio. “Lui era con me e c’erano due persone che lo avevano salutato. Perché non è stata mai analizzata questa cosa?” ha accusato la donna.

Non ho la voce alta, sono da poco uscita dal Covid ma voglio parlare e rispondere” così ha esordito oggi in Tribunale Veronica Panarello. E proprio contro il padre dell’ex marito si son rivolte le sue nuove accuse . La donna, che sta scontando trent’anni di carcere per l’omicidio di Lorys, commesso il 29 novembre del 2014, ha accusato gli inquirenti di aver ignorato alcune prove che lei stessa aveva fornito e che incastrerebbero l’uomo.

Questa volta Veronica Panarello ha accusato gli inquirenti di avere sottovalutato il fatto che lei stessa aveva citato due persone che avevano visto l’ex suocero in macchina quando, dopo che il corpo del bambino era stato abbandonato al Mulino vecchio dove era stato poi trovato, lei era rientrata a Santa Croce Camerina, nel Ragusano. Di fronte alle contestazioni dei legali per la lunga serie di versioni diverse, Panarello ha spiegato: “Dall’inizio e per un lungo periodo non ricordavo quello che fosse accaduto: collocavo gli spazi di quell’attimo con ricordi precedenti a quella giornata. Ho accompagnato mio figlio a scuola? Sì, era quello il mio ricordo, non mentivo. Poi, quando mi e’ stata data possibilità di andare al cimitero sulla tomba di mio figlio, nel tratto di strada mi è emerso un ricordo e con l’andare del tempo i ricordi si sono aperti e quando ho ricordato tutto non e’ stato nemmeno facile dirlo” ha dichiarato la donna davanti al giudice.

Poi di nuovo la versione della paura di ritorsioni. “Io ero detenuta, lui in libertà, avrei potuto avere ritorsioni sull’altro mio figlio. Mi assumo la responsabilità. Ho detto il falso quando ho detto che era stato un incidente ma poi mi sono resa conto che non era giusto. Ho sbagliato anche io. E’ giusto che pago, e sono in carcere. Però è anche giusto che paghi chi quella mattina era con me” ha dichiarato la donna già condannata in via definitiva e per questo in collegamento dal carcere di Torino.

Nell’auto in un determinato tratto di strada c’erano due persone che avevano salutato Andrea Stival. Perché non è stata mai analizzata questa cosa? Perché non è stato ritenuto interessante approfondirla?” ha chiesto Panarello. Fatto che secondo la dona sarebbe avvenuto dopo l’omicidio del figlio, “in fase di rientro a Santa Croce e la mia auto la guidava Andrea Stival”. “L’ho detto anche alla Polizia, la Procura non lo ha mai valutato: ho sempre detto che c’erano queste due persone che hanno salutato Andrea. Io con queste persone non avevo a che fare, conoscevano solo lui” ha proseguito Panarello, concludendo: “Di una persona so il nome perché in quel periodo da poco aveva piccola attività ambulante, di vendita di pesce e l’altro non so come si chiami ma so dove viveva, a poca distanza da casa mia. Ricordo anche che stavano gettando delle vecchie porte e finestre in legno Mi dissero che era irrilevante”.

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