mercoledì - 24 Novembre - 2021

Fabrizio Corona con viso insanguinato, minaccia su Instagram: “Mi taglio la vita”

Fabrizio Corona torna in carcere, perchè ancora una volta ha violato le regole dei domiciliari.

Immagine: Facebook

Feste rumorose in casa anche con pregiudicati, non curante dei divieti dei giudici e delle regole anti-Covid; partecipazioni a trasmissioni televisive non autorizzate: in una avrebbe insultato il legale della sua ex moglie Nina Moric che l’ha denunciato; rientro dopo l’orario consentito: è lunga la lista delle violazioni alle regole imposte dal Tribunale di sorveglianza di Milano che riportano in carcere Fabrizio Corona facendogli perdere la detenzione domiciliare che aveva ottenuto a dicembre 2019 per curarsi dai disturbi psichiatrici di cui soffre.

Dopo aver appreso del suo rientro in carcere, ha deciso di postare sul profilo Instagram la foto di alcuni taglietti fatti sul braccio, spargendo il sangue anche sul viso.

Fabrizio Corona con viso insanguinato, minaccia su Instagram

Adesso vi faccio vedere come si combatte INGIUSTIZIA…pronto a dare la mia vita in questo paese ingiusto“. A scriverlo su Instagram è Fabrizio Corona, allegando una foto del suo viso insanguinato. La forte reazione arriva dopo il provvedimento che dispone il suo ritorno in carcere. Nel breve filmato Corona mostra quelle che, secondo il suo avvocato Ivano Chiesa, sono chiazze di sangue, e parla alla telecamera con la faccia sporca di rosso. “Avete creato un mostro”, dice.

Nelle immagini successive, caricate sulle stories di Instagram, si vede Corona portato via dalla Polizia. “Sacrificherò la mia vita per togliervi da quelle sedie. Vergogna. Chiedo, se no mi taglio veramente la vita, che venga il presidente del Tribunale di Sorveglianza, che guardi gli atti il presidente“, continua, con il viso sporco di sangue. Il procuratore Lamanna, nell’udienza di lunedì, aveva fatto notare che Corona in detenzione domiciliare stava facendo di tutto tranne che curarsi, utilizzava gli spazi di libertà in modo strumentale, mentre solo col “rispetto delle prescrizioni” si può dimostrare “l’adesione al programma terapeutico”.

E ha chiesto la revoca del differimento pena a partire dalla “diffida” del 27 ottobre e dunque con altri più di 4 mesi da scontare di nuovo.

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