sabato - 24 Ottobre - 2020

Covid e scuola: ecco cosa accadrà tra qualche settimana secondo il virologo Crisanti

Dal 14 Settembre 5 milioni di studenti sono ritornati sui banchi di scuola e se pur con tanta voglia di studiare, di ricominciare, di rivivere la vita scolastica, tutto sembra un grande ostacolo. Il popolo dei nostri figli rischiano di far innalzare il numero dei contagi, in modo eccessivo.

Già prima dell’apertura delle scuole, l’Italia ha assistito ad un aumento dei contagi che ci ha lasciati perplessi: colpa della movida estiva, nonostante le discrete precauzioni.

Secondo il virologo Andrea Crisanti, che ha gestito l’emergenza Covid in Veneto, quello che si sta facendo non basta ancora. Alla testata Open, Crisanti fa una previsione agghiacciante su ciò che sta per accadere, nonostante l’alta quantità di tamponi che si stanno eseguendo tutti i giorni:

« I tamponi non bastano, ne servono almeno il triplo: 300mila o 400mila al giorno se vogliamo riaprire tutte le scuole e far ripartire tutte le attività. Solo così potremmo convivere col virus. Il segreto è quello di intercettare gli asintomatici per evitare l’aumento dei casi».

«Molti infetti popoleranno le classi ma, in mezzo a loro, ci saranno anche quelli con l’influenza. Come fare a distinguerli? Serviranno i tamponi. Intanto, nell’attesa del risultato, andranno tutti in quarantena. Docenti, compagni di classe e famiglia dell’alunno. Più ci sbrighiamo ad aumentare il numero di tamponi giornalieri, più potremmo pensare di tenere aperte le scuole».

Il problema ora non sono i migranti

«Il dato positivo di oggi è quello relativo ai guariti e ai dimessi che hanno superato quota 1.000 in appena 24 ore. Il virus, come è stato detto più volte, circola soprattutto tra i giovani che si ammalano meno ma rischiano di infettare i più vulnerabili come anziani e immunodepressi: il problema, adesso, non sono i migranti, che vanno protetti e non ammassati nelle strutture, ma i giovani che sono andati in giro in maniera sconsiderata. Flavio Briatore, ad esempio, ha mostrato noncuranza, una scarsa attenzione al problema dimenticandosi, però, che non è solo responsabile di se stesso ma anche di chi lavora con lui e di chi va nei suoi locali».

«L’Italia è indietro di un mese rispetto a Francia e Spagna solo perché il governo ha eliminato gradualmente le restrizioni. Ma attenzione, con l’apertura delle scuole, di cui non possiamo fare a meno, saremo chiamati a vincere un’importante sfida. Rischiamo davvero di chiuderle e di creare altre zone rosse. L’epidemia, infatti, che prima aveva colpito solo una parte dell’Italia, adesso è molto più diffusa su tutto il territorio».

Poi aggiunge:”La temperatura va misurata a scuola e con la stessa strumentazione”

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