lunedì - 26 Ottobre - 2020

Andare in bagno nei locali pubblici diventa a pagamento: arriva la tassa sulla pipì

 

Finita l’era di poter fare pipì nei bagni dei ristoranti o dei bar, senza pagare o consumare,  mentre siete in giro. Passerà alla storia come la tassa sulla pipì, ovvero la facoltà prevista per legge con la quale ristoranti e bar di Roma e di tutto il Lazio, potranno chiedere un compenso minimo per far utilizzare i servizi igienici anche a chi non è cliente. Basterà mettere un cartello che indica il costo per usufruire nei bagni.

Al via alla tassa pipì: Roma inizia dicendo di sì

Ormai i ristoratori sono particolarmente stanchi di accogliere nelle loro toilette turisti che, oltre a non mangiare nel locale, sporcano anche i bagni incivilmente, utilizzano acqua, saponi, carta igienica e a rimetterci del denaro sono loro, per poi dover pagare del personale aggiuntivo che pulisca.

La novità è proprio in questo: Andare al bagno nei bar e nei ristoranti di Roma e del Lazio potrebbe diventare a pagamento. Lo prevede una proposta di legge della Regione guidata da Nicola Zingaretti, già approvata in Commissione Bilancio.

Il testo della legge stabilisce a chiare lettere che gli esercenti commerciali sono autorizzati a imporre una specie di “tassa sulla pipì” a patto che il costo sia ben esposto al pubblico. Tutto il contrario, tra l’altro, di quanto indicato nel nuovo regolamento di polizia urbana di Roma che recita testualmente: “E’ fatto obbligo agli esercenti degli esercizi pubblici di consentire l’utilizzo dei servizi igienici a chiunque ne faccia richiesta”.

Il provvedimento della Regione Lazio ha già mandato su tutte le furie le associazioni dei consumatori. Per Carlo Rienzi, presidente del Codacons, “siamo alla follia”. Raggiunto da Affaritaliani.it, Rienzi spiega: “La pipì rientra tra le esigenze fisiche primarie degli essere umani, e vietare l’uso dei bagni in assenza di pagamento potrebbe rappresentare una violenza e una lesione dei diritti fondamentali della persona, oltre ad avere effetti gravi sul fronte sanitario”.

E ancora: “L’uso dei bagni è compreso nel servizio reso da bar e ristoranti, e non si capisce perché debba essere messo a pagamento. Una nuova tassa a carico di cittadini e turisti che rischia di creare il caos e potrebbe essere impugnata nelle opportune sedi”.

In realtà, questi dibattiti sulla questione pipì “si” pipì “no” sono vecchi quanto l’antica Roma: la norma di riferimento a livello nazionale è l’articolo 187 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza che impone l’uso gratuito dei servizi igienici per i clienti degli locali pubblici. Vale a dire che il semplice turista che non acquista o non consuma non può rivendicare alcun diritto alla pipì. Così ha stabilito anche una sentenza del Tar della Toscana. Ma in realtà sono i singoli regolamenti comunali a dare indicazioni agli esercenti su come regolarsi.

Presto insomma pagare per fare pipì sarà un obbligo accolto da tutti gli esercenti, giusto o ingiusto che sia, i turisti dovranno provvedere a consumare nel locale oppure pagare per usare il bagno.

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