venerdì - 30 Ottobre - 2020

“Sei un mongoloide”, maestra maltratta bimbo disabile ma per lui nessuna giustizia, il caso viene archiviato lasciando sbigottiti i genitori

 

La storia triste che stiamo per raccontare ha come protagonista un bimbo di 8 anni di Diamante, in Calabria, vittima di maltrattamenti da parte della maestra di sostegno.

Una serie di cose successe durante le ore scolastiche e raccontate dagli altri bambini della classe, hanno portato i genitori del bambino a rivolgersi all’autorità giudiziaria, vicenda avvenuta due anni fa ma conclusa lo scorso luglio; in modo del tutto scandaloso, il caso è stato archiviato dal gip dopo la richiesta da parte del pm, ma il papà del piccolo, Francesco Liserre, non è d’accordo e vuole giustizia per suo figlio: “Farò arrivare la vicenda i massimi livelli, per rispettare la dignità della mia famiglia e affinché fatti del genere non capitino più”.

La storia che fa orrore

Insultato con il termine “mongoloide”, schiaffeggiato e spintonato, ecco cosa subiva questo bambino di 8 anni dalla sua insegnante di sostegno. Arriva da Diamante, in Calabria, una storia di maltrattamenti denunciata dal sito web  Fanpage.it da un papà deluso e amareggiato, una vicenda che noi vogliamo divulgare poiché, storie di questo tipo non possono passare inosservati.

Mi assumo ogni responsabilità delle mie dichiarazioni, consapevole di ritrovarmi, come sempre, solo. Solo con il peso del mio dovere e il dovere della mia fede“, sono le parole espresse dal padre del bambino Francesco Liserre, che ha voluto far arrivare alla ribalta della cronaca i presunti maltrattamenti subiti dal figlio di 8 anni affetto da sindrome di Down da parte della sua ex insegnante di sostegno.

I fatti risalgono al 2017, ma solo un mese fa si è concluso con l’archiviazione il processo che vedeva imputata la maestra. Ma lui non si arrende e promette battaglia. “Ho deciso di scrivere al Csm, al ministro della Giustizia e alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Porterò questa questione ai massimi livelli, non potevo più tacere per rispettare la dignità mia e di mio figlio ma anche affinché tutto questo non si verifichi nei confronti di altri bimbi i cui genitori non hanno la forza di riportare questi fatti“, ha sottolineato Liserre.

La ricostruzione della vicenda

La vicenda, come racconta il papà del bimbo e al netto della verità processuale, nasce circa 2 anni fa da una denuncia spontanea dei compagni di classe del bambino, affetto da sindrome di Down. All’epoca il piccolo frequentava la seconda elementare presso l’Istituto Comprensivo di Diamante. “Questa storia è venuta fuori all’improvviso – racconta l’avvocato Liserre -. Era il 17 marzo 2017 quando uno dei bimbi che è in classe con mio figlio, guardando al Tg delle 20 per puro caso un servizio su una insegnante arrestata per maltrattamenti a Reggio Calabria, è scoppiato a piangere. Quando la mamma gli ha chiesto a cosa fosse dovuta quella reazione, lui gli ha riferito tutto quello che mio figlio subiva quotidianamente”. Cosa succedeva? “L’insegnante di sostegno – sottolinea ancora il legale – strattonava mio figlio, lo trascinava per terra, lo chiamava “mongoloide” di fronte ai compagni. Un giorno ha pianto talmente tanto che si è addormentato sul banco. Ma fino a quel momento io e mia moglie non avevamo sospetti, anche perché a causa della sindrome di Down mio figlio aveva e ha difficoltà di linguaggio e quello che non riusciva a dire verbalmente lo rappresentava con un certo comportamento, che però non abbiamo subito associato a quegli episodi specifici. Tutto ciò si è poi somatizzato anche con una gravissima alopecia”. Così è partita la denuncia della coppia, supportata dal racconto degli altri minori e delle loro famiglie.

Caso archiviato, la famiglia non si arrende

Solo due anni dopo, tuttavia, è arrivata la sentenza del tribunale di Paola. Un lasso di tempo definito “inaccettabile” dal papà del bambino che ha deciso di far conoscere la vicenda al di fuori dei confini della cittadina calabrese. “Per me non è possibile che fatti del genere, di una gravità inaudita, possano restare nell’oblio investigativo. Siamo arrivati ad un incidente probatorio dopo circa due anni dalla commissione di questi fatti, sebbene abbia più volte sollecitato l’allora pubblico ministero, essendo io un avvocato penalista, perché sono fatti che vanno immediatamente cristallizzati per evitare che ci sia una dispersione legata all’età evolutiva e alla fragilità dei minori che possono rimuovere il ricordo“.

Proprio durante l’incidente probatorio i minori, in audizione protetta e alla presenza di psicologi, hanno raccontato in parte quanto subito dal bimbo. Tuttavia alla fine, il gip ha deciso di accogliere la richiesta di archiviazione del pm, considerando il comportamento dell’insegnante  “l’estrinsecazione di un rapporto educativo”, vale a dire per stimolare la correzione del minore. “Del tutto normale – si legge nella richiesta di archiviazione  – pare infatti imprimere un po’ di forza per sollevare un bambino da terra, senza che ciò implichi necessariamente una violenza fisica“. Per questo, Liserre ha deciso di far conoscere la vicenda. “Mio figlio ha cambiato scuola, lo abbiamo deciso per il suo bene, e abbiamo notato nel corso dell’ultimo anno i miglioramenti, a partire dall’alopecia che è scomparsa – ha concluso -.

Storie così ci lasciano senza parole, non può la giustizia archiviare un caso che vede soffrire un bambino disabile nell’ambiente scolastico, insultato da chi è lì, pagata, per educarlo ed istruirlo. La legge italiana è troppo poco severa nei confronti di questi individui che creano dei grandi problemi psicologici in bambini che non dimenticheranno mai gli orrori fisici o psicologici subiti.

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