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<p><img class="alignnone size-full wp-image-3287" src="https://www.ilmondodelledonne.net/wp-content/uploads/2019/08/iStock-980244938.jpg" alt="" width="724" height="483" /></p>
<p>Molte le persone che quotidianamente si rivolgono al pronto soccorso per problemi di media ed elevata entità e quasi tutti lamentano interminabili file all’accettazione, raggruppati in codici di priorità dal triage.</p>
<p>Pazienti seduti su barelle, sedie, impauriti e spazientiti.</p>
<p>Purtroppo in talune occasioni l’unica alternativa sarebbe rivolgersi agli studi privati, non tanto per paura che il problema procuri danni irreversibili, quanto per far valere i propri diritti di “assistito”.</p>
<h6><strong>Cosa si potrebbe fare per evitare la fila ed evitare di aspettare troppo al pronto soccorso?</strong></h6>
<p>Se vogliamo smettere di lamentarci dell’inefficienza della sanità pubblica, dobbiamo imparare a conoscere i nostri diritti e doveri. Scopriamo insieme i diversi casi e come comportarci.</p>
<h6><strong>Triage: quando l’assegnazione del colore non coincide con la giusta priorità</strong></h6>
<p>La procedura detta TRIAGE consiste nell’accoglienza e nell’assegnazione di un codice o di un colore che indica la gravità del malessere. Il codice rosso rappresenta il più grave, seguito dal giallo di media entità e poi il verde e il bianco.</p>
<p>Il punto principale è che non sempre il paziente riceve la giusta assegnazione del colore relativa alla gravità e la sua attesa si prolunga più del dovuto. Secondo quanto riporta la Cassazione, se gli addetti al triage sbagliano o sottovalutano i sintomi del malato dando un codice di emergenza sbagliato, saranno costretti a risarcire il danno in termine economici.</p>
<h6><strong>Novità: ecco l’app per smartphone che permette di evitare la fila al pronto soccorso</strong></h6>
<p>Da un po’ di mesi alcuni ospedali hanno adottato una piacevole novità tecnologica: esiste, infatti, un app che dà la possibilità di consultare on – line il sito dell’ospedale e costatare in anticipo quante persone sono in fila al pronto soccorso in modo da aver la possibilità di scegliere se attendere lì. La regione Veneto ha aderito a questa iniziativa.</p>
<h6><strong>Andare dal privato ma chiedere rimborso all’ASL si può</strong></h6>
<p>Esiste un metodo abbastanza efficace per saltare le liste d’attesa anche quando l’ASL non garantisca il diritto alla prestazione pagando il ticket.</p>
<p>Se il paziente per problemi abbastanza gravi ha necessità di rivolgersi a enti privati per curarsi, in condizione di gravità, può richiedere il rimborso al servizio sanitario nazionale.</p>
<h6><strong>Intramoenia: pagare il ticket ma ricevere visita privata in ospedale</strong></h6>
<p>Molti non sono a conoscenza di una cosa molto importante: gli ospedali danno la possibilità di chiedere una visita specialistica o un esame diagnostico in regime privato ma nella struttura stessa, pagando una tariffa che non è il ticket ma che ha un costo davvero basso e irrisorio. La visita specialistica sarà eseguita dal personale medico al di fuori dell’orario di lavoro e verrà rilasciata regolare fattura. Questa richiesta può essere fatta se l’ospedale non può garantire una visita specialistica entro 30 giorni oppure esami diagnostici entro 60. Tale metodologia chiamata “<strong>intramoenia”</strong> serve per accelerare la diagnosi quando purtroppo la lista d’attesa è lunga e inaccessibile.</p>
<p>Se pertanto l’addetto allo sportello prenotazioni vi dirà che non c’è possibilità di visita specialistica immediata, potete far richiesta, per diritto a ricevere la medesima prestazione privatamente, pagando una piccola tariffa, in ambito ospedaliero e dallo stesso personale medico.</p>
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