Erika De Nardo libera e ora sposata nonostante ha assassinato madre e fratello. “Ma nel suo paese non tutti l’hanno perdonata”


Ricordate il delitto di Novi Ligure che ha avuto come protagonisti i due fidanzatini adolescenti? Per chi ricorda poco della vicenda, rinfreschiamo la memoria:

Il delitto di Novi Ligure fu un caso di duplice omicidio avvenuto il 21 febbraio 2001 nella città italiana di Novi Ligure, in provincia di Alessandria. Erika De Nardo, di sedici anni e l’allora fidanzato Mauro Favaro, detto “Omar”, di diciassette anni, uccisero premeditatamente a colpi di coltello da cucina Susanna Cassini detta “Susy” (Novi Ligure, 15 settembre 1959), madre di Erika, 41 anni, contabile, e il fratello undicenne Gianluca De Nardo. Secondo l’accusa i due giovani avevano progettato di uccidere anche Francesco De Nardo, il padre, ingegnere e dirigente dell’azienda dolciaria Pernigotti, e avrebbero poi desistito perché Omar, feritosi a una mano nel corso del duplice delitto, era ormai stanco e aveva deciso di andarsene. Il caso ebbe un ampio interesse mediatico.

La donna, ormai libera, si è rifatta una vita. “Il suo papà è sempre stato straordinario, le è sempre stato vicino. Ma non tutti lo capiscono” spiegano i vicini. “Erika si è sempre comportata nel modo migliore” ha detto di lei Don Mazzi.

La 35enne Erika De Nardo si è sposata, cercando di dimenticare i fantasmi del passato”.

E così come è stato per Erika, la vita è continuata anche per suo padre l’ingegner Francesco De Nardo. “Gli altri non capiscono come abbia potuto perdonarla, io sì. Lui è un uomo straordinario”.

A parlare al Corriere della Sera è la proprietaria di una trattoria in centro, con il vincolo dell’anonimato. In realtà, l’uomo non ha mai abbandonato sua figlia, che in prigione si è diplomata come perito geometra, e poi si era laureata con il massimo dei voti in Lettere e Filosofia, discutendo una tesi su Socrate e la ricerca della verità negli scritti platonici.

Lo stesso ha fatto Don Mazzi: “Erika si è sempre comportata nel modo migliore: lavora, rispetta le regole della comunità, accetta l’aiuto psicologico”, che in passato aveva parlato così della ragazza: “In futuro vorrebbe lavorare, sposarsi, avere figli. Ma non è ancora pronta per relazioni profonde. Ha momenti di serenità e di disagio, inquietudini, nervosismi. Sa di essere una bella ragazza. Ha una personalità forte. Ma no, non ha mai disubbidito”.

E nei giorni scorsi, ha ribadito: “Erika ha una nuova vita, si è sposata, ha maturato la giusta consapevolezza sulla tragedia, quella che permette di continuare a vivere. Il padre è stato molto importante in questo percorso”. In altre parole, se oggi la 35enne è riuscita a lasciarsi tutto alle spalle lo deve proprio al sostegno dell’uomo che le ha dato la vita. In fondo, era quello che le aveva implicitamente promesso dopo la tragedia, quando abbracciandola in lacrime le disse: “Mi sei rimasta solo tu”.